Scritture di vita

Pinocchio, l’utilità di un autunno

Pinocchio, l’utilità di un autunno

Funziona così: io non so nulla della raccolta delle castagne, della pigiatura dell’uva o delle proprietà benefiche di alcune radici. Non ho mai tagliato legna, e sono certo sarei stato negato. Sono bravo ad accendere un fuoco, quello sì; ma non si può certo definire sapienza.

Una volta in autunno realizzai una scultura in legno; mi costò duecento euro per otto lezioni. Però fu uno dei momenti più belli della mia permanenza al nord. Era la prima volta che vedevo il freddo e anche un blocco di legno.
Era in cirmolo, un legno malleabile adatto alla scultura. Ecco, a proposito dei saperi: non ho mai saputo riconoscere le differenze tra un ciliegio, un faggio e un cipresso.

Cosa va bene per cosa?
Credo sia stata la domanda fondamentale per molti dei secoli dell’uomo.
Qui ogni quindici anni cambiamo tecnologia, ma penso rimanga la sola domanda con cui misurare i nostri saperi. Dunque: a cosa serve?

Ciò che so è che venne fuori una scultura incredibile.
Io facevo un disastro, sradicavo pezzi a casaccio, portavo a galla ogni nodo. Eppure amavo la truciolatura, l’odore dei miei errori.
Poi veniva lui, barba, foulard e scalpello, a sistemare ogni cosa.
Barba, foulard e scalpello: è così che immagino l’autunno.
Vecchio, ben più fragile dell’inverno. Malconcio eppure così naturalmente creativo, fecondo.

Sono stato concepito in autunno ora che ci penso.
Dunque io vado bene per cosa?
Non lo so, allora metto su un tè e provo a capirci qualcosa:
mi preparo, a questo serve l’autunno.
Una lunga rincorsa verso il mare.