Scritture di vita

La pallottola e il cratere

La pallottola e il cratere

Il meccanismo è semplice: un oggetto impatta una superficie a forte velocità e poi, come se nulla fosse, sparisce nel nulla. Cercalo ovunque se vuoi, ma non ne troverai traccia alcuna. E l’unica cosa che rimarrà sarà il vuoto creato attorno a sé, come per magia.
Puoi crederci o meno, ma quella che sto per raccontarti è una delle storie più assurde accadute lo scorso secolo. Fondamentalmente è una storia d’amore. L’amore per la vita ma anche, manco a dirlo, per una grande donna.

Siamo negli Stati Uniti e precisamente nella calda Arizona. È l’estate del 1948 e la Seconda Guerra Mondiale sembra un lontano ricordo. Eugene Shoemaker ha poco più di vent’anni a quel tempo. Appassionato di natura, si reca a visitare un cratere, il Meteor Crater: un buco largo mille e duecento metri e profondo circa centosettanta nel bel mezzo del deserto dell’Arizona. Il pianeta è pieno di queste cavità apparse come dal nulla e delle quali si sa poco e niente. Si pensa all’attività di vulcani in antiche ere geologiche ma anche a segretissimi esperimenti nucleari. D’altra parte Hiroshima e Nagasaki hanno trasmesso al mondo intero il terrore per l’atomo, e la Guerra Fredda non aiuta certo a distogliere dall’idea di un’imminente guerra nucleare planetaria.

All’epoca Gene, così si fa chiamare, è un giovane studente di geologia. Qualche brufolo, la passione per le rocce e una dedizione incondizionata per i libri. Si laurea a tempo di record e inizia a lavorare per la United States Geological Survey. In quegli anni incontra Carolyn Spellmann, studentessa di Storia e Scienze Politiche, ed è amore a prima vista.
Si conoscono al matrimonio del fratello di Carolyn, Richard. Si divertono da matti quel giorno, ma non si vedranno più per due anni.
L’amore sa essere paziente, ma anche potente. Inizia così una platonica relazione a distanza. Decine, centinaia di lettere che i due si scrivono sempre più assiduamente. Si sposeranno nel giro di qualche mese e non si separeranno mai più.
Carolyn è una brava madre nonché una moglie fedele. Sostiene Eugene nei suoi progetti, girando il mondo assieme ai loro tre figli. Sarà lui a farla appassionare all’universo, talmente tanto che diventerà astronoma nel 1980 alla non più tenera età di 51 anni. Da allora lavoreranno sempre insieme, giorno e notte. Oggi Carolyn detiene il record mondiale per aver scoperto il maggior numero di corpi celesti. Ma questa, seppur meravigliosa, è un’altra storia.

Eugene Shoemaker – Fonte: http://summer-astronomy-pc.wikispaces.com

Eugene Shoemaker – Fonte: summer-astronomy-pc.wikispaces.com

Eugene e la passione per gli studi, dicevamo. Ottiene una borsa come dottore di ricerca a Princeton. Per la tesi, riprende in mano le ricerche di un suo vecchio professore, il geologo Daniel Moreau Barringer. Fu proprio il professor Barringer a ipotizzare per primo l’origine meteoritica dei crateri, senza tuttavia trovare sufficienti evidenze empiriche per dimostrarlo.
A Eugene piace l’intuizione di Barringer; è un po’ strampalata ma forse, proprio per questo, ricca di fascino. Ci pensa costantemente, finché un giorno ne ipotizza una spiegazione scientifica, semplice ma plausibile: un meteorite che precipita su un pianeta è come un proiettile sparato sulla superficie di un deserto. La pallottola sparisce nella sabbia, polverizzandosi, e l’onda d’urto crea un cratere che appare come una sorta di buco nel nulla. Una teoria che se venisse dimostrata gli conferirebbe prestigio internazionale e rivoluzionerebbe le scienze geologiche. Non è facile però dimostrarla. La sua tesi di dottorato gira un po’ nell’ambiente scientifico, salvo finire presto dimenticata in un cassetto. Ricomincia così la vita normale: ricerche in laboratorio ma anche molto tempo speso in famiglia, spesso e volentieri viaggiando. Proprio durante una gita accade un episodio strano. I coniugi Shoemaker si trovano in vacanza in Germania e precisamente nella depressione del Ries, in Bavaria. Hanno appena visitato la chiesa del piccolo comune di Nordlingen, e si fermano all’ingresso dell’edificio.

– Amore mettiti lì, vicino all’entrata.
Inquadra la moglie dal mirino della macchina fotografica, sta per premere il pulsante di scatto quando un piccolo particolare cattura la sua attenzione. Quella comunissima parete in roccia presenta delle strane macchie. Le ha già viste da qualche parte e precisamente in Arizona, nel bel mezzo del Meteor Crater. Sono frammenti di coesite, una particolare trasformazione del quarzo che avviene a elevatissime temperature, raggiungibili solo con l’esplosione di una bomba atomica. O, in alternativa, con l’impatto di un meteorite.
Ora, immagina di stare in vacanza con tua moglie in Germania. Wurstel, birra e salsicce a volontà. Ti fermi in un paesino, forse il più stronzo di tutta la Bavaria e decidi di scattare una foto ricordo. Morale della favola: guardi quella chiesa che è stata costruita interamente con pietre della zona e scopri che, proprio a dimostrazione della teoria che hai avanzato nella tua tesi di dottorato, tutta la vallata in cui ti trovi – la più grande nell’Europa occidentale – non è altro che un immenso, gigantesco cratere generatosi migliaia di anni fa per opera di un asteroide grande quanto, più o meno, il diametro del Grande Raccordo Anulare. Mica male per un giretto in Germania.
Le più grandi scoperte della storia dell’umanità sono avvenute semplicemente osservando, dichiarerà Shoemaker in un’intervista al National Geographic.

Siamo negli anni della Guerra Fredda. Stati Uniti e Unione Sovietica si lanciano in un’estenuante battaglia simbolica, il cui obiettivo finale è un’improbabile e fantascientifica conquista dello spazio. Sembrano due teenager che si sfidano a chi ce l’ha più grosso (per amor di cronaca storica, gli Stati Uniti). Iniziano i programmi di esplorazione spaziale. Parole come satellite, navicella e astronauta entrano nel linguaggio comune.
Quanto a Eugene, è ormai un ricercatore di fama internazionale. È una grande mente e sta per diventare il primo scienziato a mettere piede sulla luna. È stato infatti selezionato come astronauta per la missione Apollo 11 per studiare i crateri del satellite terrestre. Ma non brilla certo in quanto a fortuna, Eugene. Un raro quanto relativamente banale problema alle ghiandole surrenali gli scippa l’occasione di sempre. Segue infatti le operazioni da terra e non su una navicella spaziale come avrebbe desiderato.
Una delusione che lo accompagnerà per il resto della vita.

Buzz Aldrin sulla Luna per la missione Apollo 11 – Fonte: universetoday.com

Buzz Aldrin sulla Luna per la missione Apollo 11 – Fonte: universetoday.com

Gli anni passano in fretta, ma le passioni restano. Eugene e Carolyn come Romeo e Giulietta. Loro, i figli e un telescopio in giardino da cui osservare l’universo. Carolyn si appassiona poco a poco all’astronomia e decide di dedicarvisi a tempo pieno.
La storia va avanti così per molto. Sono in pensione da un po’ ma continuano imperterriti a osservare il cielo stellato. Inverno dopo inverno, estate dopo estate. Ed è proprio durante una delle solite sere trascorse a contemplare lo spazio che i due, assieme al collega David Levy, notano qualcosa di strano in cielo. Si tratta di una cometa. Non è la prima che avvistano, certo, eppure questa ha qualcosa di particolare: secondo i loro calcoli, infatti, la traiettoria del meteorite punterebbe dritto su Giove.

Fonte: dailygalaxy.com

La cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove – Fonte: dailygalaxy.com

La cometa Shoemaker-Levy 9 impatta il pianeta Giove nel luglio del 1994. Tutto il mondo è collegato in diretta con gli uffici della Nasa. I telescopi riprendono ogni singolo istante della collisione.
La cometa impatta la superficie di Giove creando un gran polverone. A poco a poco la nube comincia a dissolversi e dell’asteroide non v’è più alcuna traccia. E incredibilmente su Giove, proprio nel punto dell’impatto, si è creato come dal nulla un gigantesco cratere.
Mai fino ad ora la dimostrazione di una teoria scientifica era avvenuta in diretta davanti a un tale numero di televisioni. La realizzazione delle ricerche di una vita. Finalmente la sua teoria è riconosciuta dalla comunità scientifica: la classica storia a lieto fine. Ma così non è.

Sembra quasi un romanzo la loro vita. E forse è per questo che il finale gli riserva un colpo di scena teatrale. Eugene non è fortunatissimo, è accaduto già quando doveva andare sulla Luna. La sfortuna segna nuovamente la sua esistenza ma questa volta l’epilogo è tragico. Proprio lui che ha fatto dello studio degli impatti la sua ragione di vita, muore a causa di uno scontro. A risultargli fatale è stato un incidente automobilistico nei pressi di Alice Springs, in Australia. Tre anni dopo la scoperta astronomica del secolo si consuma la storia del padre della geologia moderna.
No, non termina qui la faccenda.

 

Carolyn Shoemaker, fonte: http://www.csuchico.edu

Carolyn Shoemaker – Fonte: www.csuchico.edu

Carolyn lo ama ancora profondamente e inizia una battaglia per onorarne la memoria. Si tratta pur sempre del padre dell’astronomia moderna, pensa Carolyn, e merita quindi un destino diverso. Aveva sognato a lungo di visitare la Luna, senza tuttavia mai riuscirci. Era questo il solo grande rammarico della sua vita. Ed è così che decide di battersi per esaudire il desiderio del marito.

È una storia di donne e uomini di scienza, questa, ma è anche il racconto di un amore unico. Roba da farti venire la pelle d’oca. Queste storie sono un po’ come la teoria dei crateri: un corpo impatta un altro corpo lasciando su di esso tracce visibili anche a distanza di tempo, come una sorta di segno indelebile del loro incontro.

Il 7 gennaio 1998 parte dal Kennedy Space Center la capsula Lunar Prospector, direzione Luna. A bordo, le ceneri di Eugene Shoemaker, primo uomo a essere sepolto sul nostro satellite. Incisi sull’urna, alcuni versi di Shakespeare cui Carolyn affida l’ultimo viaggio di Gene, l’uomo la cui traiettoria ha colliso con la sua vita:

E quando io morirò prendilo e taglialo
In piccole stelle: lui renderà
Il volto del cielo cosi fine
Che tutto il mondo si innamorerà della notte
Cessando di adorare il sole superbo.

 

Eugene and Carolyn Shoemaker – Fonte: angelfire.com

Eugene and Carolyn Shoemaker – Fonte: angelfire.com