Scritture di vita

L’armadio

L’armadio

Gaetà? Gaetano? Ci sei?
Gaetà ti devo dire una cosa. Una cosa bellissima. L’ho incontrata. Finalmente ho visto lei. La lei che cercavo.
Troppe volte ho avuto incontri fugaci con bambine dalla bellezza incompleta, dal sorriso a metà.
Poi un giorno, d’improvviso, è apparsa lei. In tutto il suo splendore. Dovevi vederla, Gaetà, con quell’aria smarrita da turista persa nei meandri della propria mente.
Gaetano mi guarda incuriosito, quasi divertito. E mi dice che non ci crede, che lei non esiste.
Però lei era bella Gaetà. Bella. Sembrava una di quelle bambole da collezione. Perfetta. Sai che vuol dì, Gaetà, perfetta? Bella, con tutte le cose giuste al posto giusto. Le mani attaccate alle braccia e le braccia attaccate alle spalle. E poi le gambe e tutto il resto. Sembrava un angelo, Gaetà, capelli biondi, ché più biondo di così c’è solo il sole. E poi gli occhi, Gaetà: azzurri, più azzurri del mare e del cielo, più azzurri della maglietta della nazionale. Le labbra. Morbide che ci si potrebbe dormire. E il seno. Grande. Ammazza quanto grande, Gaetà. E tenero. Così tenero che potrei tagliarlo a fette e metterlo in un panino, in modo da mangiarlo a merenda. E quello che avanza lo metterei in frigo. E il giorno dopo lo tirerei fuori dal frigo e ci farei un altro panino. E andrei avanti così per un mese. Ma che dico un mese, Gaetà, un anno intero.
E poi noi stiamo bene insieme, Gaetà. Stiamo bene come la pancetta e l’uovo. Come il basilico e la pasta o il basilico e la pizza. Stiamo bene come il Do con il Sol. Ci completiamo a vicenda come il La minore dopo il Fa.
Lui non mi risponde. Perchè non ha mai visto una così bella in tutta la sua vita. E rosica perchè io si. Allora io gli dico che “tu dici così perchè non hai mai visto una bambina così bella in tutta la tua vita. Vero Gaetà? E rosichi perchè io invece si. E sono innamorato”.
Ma lui mi dice che io parlo a vanvera. Dice che non so nulla dell’amore.
E io gli dico che invece io l’amore lo conosco. Per davvero. L’amore è un po’ come quando la notte di natale scarti i regali. Che c’è la cosa che tanto volevi e ti porta Babbo Natale, e dopo due settimane la butti via, la dimentichi. Poi c’è quel regalo che scarti, che ti fa cagare, che fa solo numero. E poi c’è quello che non t’aspetti. che magari all’inizio manco ti piace. Però dopo un po’ di giorni ti piace. E tu giochi solo con quello. Perchè quello è il regalo che, sotto sotto, avevi sempre desiderato. Perchè la tua vita non sarebbe stata la stessa senza di quello. Perchè un domani, tu, senza quel gioco, senza quel regalo, non saresti più lo stesso. E soprattutto perchè tu, oramai, non puoi più farne a meno.
Eh, l’amore è un po’ come quest’ultimo regalo. Inaspettato e vulnerabilmente tuo.
Gaetano però dice che a me lei in verità non piace. Dice che è solo una fissazione delle tante. Come quella volta che dicevo di amare la maestra, o la bambina del primo banco a sinistra, o quella della réclame della Lancome. Gaetano dice che, in realtà, io pretendo le cose solo per capriccio. Ma, in realtà, Gaetano non sa che lei è il capriccio più bello che abbia mai visto.
Io voglio lei. Per davvero. Voglio tenerla per la mano e uscirci e farci tutte le cose che fanno i grandi quando stanno insieme. Voglio comprarmi una casa e tre macchine, e sposarla e farci cinque figli e fare tutto il resto che fanno le persone sposate.
“A Gaetà, ti ricordi l’estate di due anni fa al mare? Ti ricordi che avevo paura di nuotare e tu mi hai aiutato a superarla? Ti ricordi la paura fottuta di perdermi in spiaggia? E quella del buio? Eh, Gaetà, che stavamo ore a parlare finche stremato non mi addormentavo?
Ecco, vedi, in questi anni tu sei sempre rimasto vicino. Allora mi spieghi perchè ora continui a fare così? A contraddirmi e scoraggiarmi?”
Gaetano non risponde. Io allora gli dico che lui mi deve sempre stare vicino. Che un amico non può essere tale un giorno si e uno no, o un giorno si e due no, oppure due si e tre no. Insomma, un amico c’è oppure no. Mica ci stanno vie di mezzo. Che hai mai visto amici a metà? Oppure uno che va da un amico e quello, l’amico, gli dice no guarda oggi non sono tuo amico, però se ripassi domani, magari, tante volte, hai visto mai che siamo amici. “Eh? Sii serio Gaetà. ‘Mo che è sta storia che siamo amici a giorni. Cos’è, dal lunedì al venerdì sei mio amico e nel week end no?
E poi sto stufo di parlare con te. Sono già le dieci e domani c’è pure il tema a scuola. Che la mamma ci tiene tanto al tema. E io tengo tanto alla mamma. Perchè lei mi vuole bene, Mica come te, Gaetà, che sei amico mio un giorno si e uno no; oppure due si e uno no, oppure due si e tre no. L’amicizia è un altra cosa. E poi oggi mi hai fatto arrabbiare. Non lo so mica se saremo sempre amici io e te.”
Lui, però, mi dice che lei non esiste, che è tutto frutto della mia fantasia. Ma io gli dico di no, gli dico che lui sì, non esiste, è frutto della mia fantasia. Non lei. Lei che è fatta di carne e di ossa, naso, bocca, gambe e tutto il resto. Lui è finto. E ora mi ha anche stancato.
“Vabbè, ora, Gaetà, ti saluto che è tardi. Ne riparliamo domani”.
Allora accompagno Gaetano verso l’armadio e lo chiudo dentro. Spengo la luce e mi metto sotto le coperte. E penso a lei, che maledettamente bella mi ossessiona le notti da un paio di settimane a questa parte. Penso a lei, che, presto o tardi, sarà mia.