Scritture di vita

Verso casa

Verso casa

Le cicale. Una buona storia non può che iniziare con le cicale.
E una storia che parla di cicale non può che raccontare dell’estate, del caldo torrido e delle sere d’infanzia quando con la famiglia andavamo in vacanza in Sicilia.
Una vecchia e malconcia Ford Sierra nera in giro per quella meravigliosa terra. Acitrezza, Avola, Catania e soprattutto le Eolie. Era il 1996 e il termometro segnava stanco i quaranta all’ombra. Ricordo le strade sterrate aprirsi verso le case che ci ospitavano. Le ricordo apparire al termine di viaggi che parevano durassero un’eternità. Lo stereo mandava a ripetizione un album di Ornella Vanoni che interpretava successi internazionali, una cassetta comprata in autogrill per farci compagnia durante la strada. Ricordo l’immenso sedile posteriore, dove potevi sdraiarti completamente come una sorta di divano in movimento. Io e mia sorella passavamo la maggior parte del tempo a discutere su chi avesse il privilegio di stendersi. Alla fine, grazie anche all’intervento di mamma e papà, riuscivamo ad alternarci e nella maggior parte dei casi, quando non ci davamo fastidio a vicenda, a incastrarci perfettamente entrambe.
Avevo cinque anni ma non ricordo molto altro di allora.
Ricordo mia sorella alzarmi le mani di tanto in tanto, quello sì. E poi ricordo Pallina.
Pallina era un bastardino di tredici anni, vecchio e pieno di acciacchi. Non vedeva né sentiva quasi più nulla ma aveva la straordinaria capacità di mantenere sempre il buon umore. C’era da molto prima di me e questa cosa mi trasmetteva serenità.
Certo non era sempre possibile portarla con noi. Ma avevamo la fortuna di avere una coppia di amici che si prendevano volentieri cura di lei. Avevano una cascina in campagna piena di animali nei pressi di Angri, una ventina di chilometri da casa.
E così, come ogni anno, anche nel 1996 arrivò l’estate. I giorni trascorrevano lenti e la bella stagione sembrava non conoscere fine.

Sono nata e cresciuta a Castellammare di Stabia, un comune di sessantamila abitanti alle porte di Napoli. Avete idea di che significhi per chi ama la natura vivere in una splendida città sul mare e non poterne goderne per colpa dell’attività inquinante dell’uomo? Ti lascia addosso una voglia di nuotare per ore che non sai nemmeno spiegarti.
E le Eolie sembravano poterla saziare regalando acqua quanto basta. Un mare profondo e scuro, blu notte. Di una notte afosa e stellata, accompagnata dal canto straziante delle cicale che certo non contribuivano a far prendere sonno. Ricordo mia madre lamentarsi di dover pulire casa anche in vacanza. A me invece sembrava non importasse altro che andare al mare. Ricordo le coste rocciose per nulla facili da raggiungere. Gli scogli dove tuffarsi da mezzo metro sembrava come gettarsi dal punto più alto del mondo. E poi quel sale fortissimo che ti seccava la pelle. Niente di che, ma ogni giorno sembrava regalarti una nuova scoperta. Oggi l’eruzione di un vulcano, domani accarezzare un asino.
Qualche giorno fa una mia amica raccontava delle sue figlie e della loro capacità di stupirsi del mondo. Di come a una certa età tutto diventi nuovo ma che alcune cose avevano il dono di stupirle maggiormente. Diceva che vedere volare per la prima volta un drone non poteva nulla al cospetto della meraviglia della scoperta di una mucca, o del contatto con un cavallo.
Non c’è immagine più felice di quando la vita inizia a scoprire altra vita.

Pallina, vecchia testarda Pallina.
Ricordo il momento in cui ci comunicarono la sua morte. Era scomparsa da due settimane da Angri. L’avevano cercata in lungo e in largo per le campagne e i boschi. Una disperata corsa contro il tempo nel tentativo di salvare un cane che non era nemmeno in grado di vedere ad alcuni metri di distanza, figuriamoci di sopravvivere in aperta campagna senza acqua e cibo. Dopo una  settimana abbandonarono le ricerche ma aspettarono il nostro rientro per darci la notizia. Non ricordo molto di quel momento, solo qualche immagine sfocata.

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Si chiama desmalusogenia ed è la capacità di alcuni atomi di creare sempre nuovi legami attraverso la rottura e la composizione di unioni tra elettroni. Sono praticamente infinite le composizioni che ne possono scaturire. Non penso sia una coincidenza che tutta la vita è composta da carbonio, la cui caratteristica principale è proprio quella di collegarsi liberamente con altre molecole.
In poche parole porta con sé una spiccata flessibilità e un’innata apertura al caso, creando nuovi e imprevedibili legami. E di questi, solo quelli adatti alla vita sopravvivono. Il punto è che tutta la vita, per come è e per come potrebbe essere, segue quella casualità che guarda caso è la base dell’elemento fondamentale che la compone.
Quella casualità che ha dato origine al mare, alle montagne e ad assurde forme di vita.
E che ha caratterizzato il ritorno a casa di pallina. Pallina che usando l’olfatto come guida ha ricostruito miliardi di legami molecolari per tornare da noi, sopravvivendo per amore.

Venti chilometri in due settimane, valla a raccontare una roba del genere.

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Il cortile di casa aveva un doppio ingresso, uno di quelli dove vedere Pallina scodinzolare felice era un’immagine familiare. Ricordo che a mio padre brillarono gli occhi quando mi disse che quel cane le assomigliava. Le chiazze sul pelo e l’andatura un po’ sbilenca, ogni dettaglio sembrava ricordarla. Non vi nascondo che scendemmo emozionati dalla macchina alla vista di quel cane. E nemmeno sto qui a raccontarvi cosa accadde quando ci accorgemmo che proprio di lei si trattava. Forse non sarei nemmeno in grado di trasmettervi integra la bellezza di quell’incontro.
Per quanto possa sforzarmi di apprendere, io sul serio non capisco molte cose di questo mondo. Ma una posso dirla con certezza. Quando ho rivisto Pallina non ho pensato all’unicità del momento o alla fortuna di quel prodigioso ritorno a casa. Ero semplicemente felice di poterci giocare ancora. E poi ancora. E così ogni giorno finché ha vissuto.

Oggi sì, guardando indietro, ne comprendo la meraviglia. Sono in grado di raccontare questa storia e ripensare a quel vecchio cagnolino che cercava solo amore. E ho imparato ad apprezzare senza troppe domande l’imprevedibilità della vita di creare nuovi legami. Questa capacità che giorno dopo giorno ci accompagna nelle piccole sorprese come imparare a suonare uno strumento, parlare con uno sconosciuto o ascoltare il canto delle cicale. Come trovare qualcuno o qualcosa davanti a sé, quasi per caso.
Non esiste nulla di più bello di quando, vita, incontra altra vita.