pescatore di storie

A caccia di olive

A caccia di olive

– Hai sentito del caso Cucchi?

– Brutta storia.

– Già, se penso che l’ingiustizia proviene da chi dovrebbe perseguitarla, mi sale un senso di disgusto.

– Vero. A che serve allora tutta questa autorità?

– Già.

– Dovrebbero proteggerci e tutte le cose.

– Già.

– Il duro addestramento, le divise e le armi in dotazione.

– Già.

– E i lampeggianti blu.

– Vabbè, che c’entra, quelli servono per le olive.

– Come le olive?

– Che non lo sai?

– Ma cosa?

– Ci vanno a prendere le olive.

– Ma dici vero?

– Sì, le olive. In grossi secchi di plastica col manico. Li portano in caserma e poi ci fanno gli aperitivi.

– Mah.

– Guarda è risaputo: quando senti le sirene, quasi sempre, polizia e carabinieri stanno andando a prendere le olive. E quando non sono le olive è la ricotta.

– Certo fa un po’ strano. Però ci può stare dai.

– Ma sì, anche per distrarsi un po’.

– E certo, sono lì a rischiare tutti i giorni per noi.

– Chissà, ora che ci penso ricordo una volta…

– Cosa?

– Era sera e stavo tornando a casa in macchina.

– E?

– E niente, sento un frastuono di sirene, una roba incredibile che penso alla fine del mondo o all’arresto di Provenzano.

– E che era successo?

– Senti qua: dallo specchietto retrovisore vedo arrivare sei o sette volanti dei carabinieri. Ho pensato davvero avessero trovato Provenzano.

– E quindi?

– Niente, mi scanso di botto per contribuire all’arresto del boss. Quasi mi tampona una volante talmente andava veloce.

– Incredibile, doveva essere qualcosa di veramente grosso.

– Sì, si sono fermati cinquecento metri più avanti. Ho fatto in tempo a riacciuffarli, volevo vedere l’arresto di Provenzano in diretta, mica no.

– E come era?

– Assurdo, si sono fermati sgommando con i freni a mano.

– E Provenzano?

– Provenzano cosa?

– L’hanno preso?

– No, non quella sera almeno.

– Allora che era successo?

– No, niente, c’era un collega che faceva il turno di guardia al Ministero delle Comunicazioni e si sono fermati proprio per lui.

– Cavolo l’hanno arrestato! Chissà cosa avrà combinato…

– Ma che hai capito? No, gli hanno cantato tanti auguri con i megafoni.

– I megafoni?

– Sì, quelli in dotazione nelle volanti.

– No scusa, come tanti auguri?

– Sì, era mezzanotte e faceva gli anni. Poverino era di guardia. Poi sono andati a bere un caffè nel bar di fronte per festeggiare.

– Ah. Mi sono sempre chiesto a che servissero quei megafoni.

– Pensa io non sapevo nemmeno ne avessero.

– No vabbè, quelli servono per proteggerci e tutte le cose.

– Quali cose?

– No così, era tanto per dire.

– Piuttosto, hai sentito della svolta nel processo sul caso Cucchi?

– Già, finalmente.

– Proprio ci voleva questa svolta.

– Bello, si vede che qualcuno si era stancato di mangiare olive.